Anche le ragioni del NO sono motivate, robuste e convincenti.

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novembre 23, 2016 di vermondo

Non ricordo un “bombardamento” mediatico su referendum così forte come sul prossimo, del 4 dicembre. Si stanno gridando a colpi di slogan o elaborando con ragionamenti articolati le ragioni contrapposte. L’intensità e l’overdose di comunicazione dimostrano che in gioco c’è qualcosa di più che il semplice contenuto delle modifiche costituzionali. Perché?

Nel paese c’è una grande aspirazione di cambiamento, perché la lunga crisi economica e lo stravolgimento degli equilibri globali hanno colpito profondamente la nostra vita. L’Italia, come diversi paesi europei, ha perso competitività e attrattività a favore di altre regioni del mondo, diminuendo il nostro livello di ricchezza e di benessere, sociale e individuale e rendendo più fragili le prospettive di sviluppo. Quindi, c’è la necessità di cambiare a tutti i livelli, culturale, economico, sociale e politico. Si ha l’impressione che questo referendum possa dare una risposta a quest’aspirazione di cambiamento. In realtà, non è così! E voglio dimostrarlo, analizzando le principali motivazioni di coloro che, legittimamente e in buona fede, sostengono il SI o il NO.

Riducendo i senatori e limitando le funzioni del senato (che pure rimangono importanti) si pensa si velocizzare la produzione di leggi. Ma è noto a tutti che l’Italia ha fin troppe leggi e che i tempi di approvazione di misure importanti sono stati brevissimi, quando c’era la reale volontà/necessità. Il problema è, spesso, la loro applicazione nel concreto della burocrazia delle funzioni pubbliche.

I costi della politica sono ridotti, diminuendo il numero dei senatori e attribuendo loro un “doppio lavoro”. Le cifre dicono che questo risparmio sia una frazione minima, quasi risibile, sul totale dei costi del sistema politico e amministrativo pubblico, statale, regionale e comunale. Per quanto riguarda il CNEL, sarebbe stato sufficiente un solo articolo che tutti avrebbero, probabilmente, votato in tempi rapidi.

Si dice che si chiariscono i rapporti tra stato e regioni, con una maggiore centralizzazione. Non si può continuare, a colpi d’interventi parziali, a ondivagare tra centralismo e regionalismo, senza una visione strategica. Peraltro, non si è affrontato il problema principale di squilibrio anacronistico tra regioni ordinarie e quelle a statuto speciale.

Qualcuno dice che le file del NO sono una “accozzaglia” di persone e forze politiche diverse. In realtà, questa riforma è stata, alla fine, approvata grazie al contributo di numerosi parlamentari “cambiacasacca”, che non rappresentano più gli elettori che li hanno votati. Quindi, se si vuole parlare di “accozzaglie”, ci sono tra le file del NO e del SI.

Infine, la motivazione di chi dice che “bisogna comunque cambiare qualcosa”. Siamo tutti d’accordo che occorra aggiornare e modificare la costituzione così come le regole comuni. Però, occorre arrivare alle modifiche con ampio confronto e con largo consenso, elaborando proposte chiare, ben espresse e coerenti con una strategia di sviluppo democratico. Non ci si può accontentare di una riforma disorganica e confusa, in alcune parti e che riduca gli spazi di democrazia partecipata. Noi cittadini abbiamo il diritto di esigere da chi ci governa e ci rappresenta proposte di eccellenza e non di mediocrità, testi concordati che colgano le diverse esigenze e che siano coerenti e assicurino un cambiamento sostanziale e sostenibile. In particolare, quando si modifica la costituzione, che è il “regolamento” massimo della nostra democrazia. Non basta cambiare per cambiare; occorre cambiare per il meglio. Certo, è più difficile, ma questo serve al nostro paese per uscire dalla crisi e dalla mediocrità.

Concludendo, è giusto e doveroso votare, esprimendo serenamente il proprio voto sulla base delle proprie valutazioni. Credo che qualunque sia l’esito di questo referendum, le modifiche costituzionali incideranno in minima misura sulle prospettive di cambiamento e di sviluppo del nostro paese. Quindi, ritengo esagerate le aspettative di chi crede che il SI rappresenti un salto di qualità per la democrazia e lo sviluppo così come ritengo infondate le paure di chi teme contraccolpi di fiducia e credibilità da parte della comunità e dei mercati internazionali. L’Italia riprenderà fiducia e slancio se saprà affrontare le sfide di profondo rinnovamento culturale, sociale, politico ed economico, all’interno dell’Europa e cogliendo le opportunità dell’attuale era globale.

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One thought on “Anche le ragioni del NO sono motivate, robuste e convincenti.

  1. aerre scrive:

    Non mi interessa che il tal politico o cantante o artista o scienziato o filosofo o costituzionalista abbia dichiarato che voterà Si. Io voterò Sì a prescindere…
    Non mi interessa il numero di chi voterà Si o di chi voterà No. Io voterò Sì a prescindere…
    Certo, “a prescindere” non significa che voterò Sì tanto per votare Sì, senza avere una benché minima opinione personale, nel campo politico. Eccome che ce l’ho!
    Solitamente scelgo in coscienza, e, quando c’è di mezzo la coscienza, non c’è ma e non c’è se che tenga, non c’è minaccia che mi incuti paura e non c’è premio che mi alletti.
    Voto in coscienza, secondo la “mia” coscienza”!
    Poi, succeda quello che deve succedere, e ne prenderò atto, nel bene (senza trionfalismi) e anche nel male (soffrendo nell’anima!).
    Certo, il mio voto di coscienza non lo isolo nella privacy. Mi rendo conto, eccome!, che di mezzo c’è il bene comune, e perciò ad ogni consultazione elettorale mi appassiono, eccome!, al fatto che altri la pensino come me, e che votino per la stessa passione per il bene comune.
    La mia coscienza la sento parte della coscienza universale, e soffro quando mi sento solo. Lo so: nessuno mi garantisce che io abbia ragione votando per un partito o per un altro. Del resto, è capitato di essermi pentito o vergognato di aver votato nel passato più per rabbia o per contestazione, dando il voto a partiti che poi si sono rivelati fallimentari. Ma anche in quei pochi casi, ho interpellato la mia coscienza, magari un po’ confusa, ma sempre coscienza.
    Ci sono momenti o periodi della vita in cui non è chiara la percezione del bene comune, anche a causa di una reale e generale confusione politica, e perciò votare in coscienza può significare scegliere il minor male o, anche paradossalmente, provocare il meglio in fieri scegliendo perfino di votare partiti contrari alla mie convinzioni politiche. Comunque, l’ho fatto solo in casi eccezionali (forse uno solo), e soltanto per le elezioni amministrative.
    Ma con il prossimo Referendum costituzionale del 4 dicembre le cose cambiano: non si può più tergiversare giustificandosi: “non so cosa votare”, “il quesito è complesso e difficile da capire”, o giocare a mosca cieca o scherzare con il nulla. Se nel passato ho votato talora anch’io sull’incerto, il 4 dicembre prossimo la mia coscienza mi spinge a uscire da ogni titubanza e a votare Sì ad una riforma che farà fare al nostro Paese, ne sono più che sicuro, un grande passo in avanti nel campo della democrazia, ovvero del bene comune.
    C’è troppa cattiveria o perversione che circola nell’aria che ogni giorno respiriamo.
    Voterò Sì, in piena coscienza, con il cuore libero da pregiudizi, e con quella passione che mi estranea da giochi, giochini e giochetti .
    Voterò Sì, con una tale determinazione che penso di non avere mai avuto nelle precedenti consultazioni elettorali. Il 4 dicembre c’è in gioco il futuro dell’Italia, e non mi lascerò infinocchi da ciechi e ottusi costituzionalisti della carta stampata, di fondamentalisti cattolici col dente avvelenato per le riforme civili di questo Governo. .
    Se vincerà il Sì, la massa di incoscienti continuerà come prima a vivere da incoscienti. Se vincerà il No, crederanno di essere loro i veri vincitori, ma tutti saremo vittime di questa massa di incoscienti.
    Il sole sorgerà come sempre, ma avrà bisogno della coscienza degli onesti per ridare speranza a un Paese ridotto a macerie, ma sarà un altro giorno o forse, un giorno “altro”, diverso dal giorno che tutti avremmo desiderato. Sì, tutti, anche gli incoscienti del No dovranno pentirsi di non aver usato un po’ di cervello.

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