Perché sono contrario al referendum del 17 aprile e continuo a credere nello sviluppo sostenibile.

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aprile 10, 2016 di vermondo

Credo fortemente nello sviluppo sostenibile che vuole coniugare crescita economica e protezione dell’ambiente. Non può esserci sviluppo duraturo di una società senza il rispetto dell’ambiente in cui vive. La difficoltà e la saggezza delle scelte sta nel trovare il giusto equilibrio tra le ragioni economiche e quelle ecologiche, oltre a quelle sociali. Oggi, le organizzazioni responsabili, private o pubbliche, riconoscono che il proprio bilancio debba essere fondato su più dimensioni: economica e finanziaria, ecologica, sociale. Non c’è sostenibilità per un’organizzazione che non sappia far quadrare i conti finanziari così come non c’è futuro se non si tutela l’ambiente in cui viviamo e non si assicura lo sviluppo della società in cui si opera. Quando una di queste dimensioni prevale e soffoca le altre si pregiudica la stabilità e le prospettive dello sviluppo sostenibile e duraturo.

Ora, applicando questi concetti al caso specifico del referendum del 17 aprile 2016, trovo difficile condividere pienamente le ragioni del SI. Certo, comprendo le aspirazioni per un mondo perfetto così come le preoccupazioni di possibili inquinamenti da incidenti con eventuali danni al sistema ecologico. Ma quale attività umana non presenta rischi? Perciò le società evolute, e tra queste certamente l’Italia e l’Europa, si sono date regole molto severe di protezione ambientale dell’acqua, del suolo, dell’aria e di tutte le attività che hanno qualche impatto ecologico. Molti sostengono che queste norme sono forse eccessive e tra le cause della perdita di competizione con altre aree del mondo. Io credo che l’impegno dei paesi più sviluppati debba continuare nella ricerca di accordi e impegni internazionali così che la sensibilità della protezione ambientale sia sempre più condivisa da tutti i paesi del mondo.

E’ nota la povertà dell’Italia in risorse energetiche. L’Italia è dipendente in larghissima misura da altri paesi del mondo per l’importazione di gas, petrolio, energia elettrica e materie prime per le proprie attività di trasformazione. L’utilizzo e la ricerca di energie alternative più pulite devono continuare ed essere potenziate. Ma non ha senso, oggi, in questo contesto, rinunciare alle attività di estrazioni di gas o petrolio in corso, che operano nel rispetto delle normative stringenti. L’Italia ha già deciso di non avviare altre e nuove attività di estrazione nella fascia di mare prossima alle coste. Se ci fossero casi particolari di qualche piattaforma che meritino un’attenzione particolare per motivi specifici, si potrebbero attivare iniziative mirate, ma non chiudere tutte le altre in modo indiscriminato e ingiustificato. L’importante è assicurare il giusto controllo per garantire la sicurezza e la tutela dell’ambiente, fino al naturale esaurimento dei giacimenti, con periodiche verifiche per eventuali e mutate condizioni. L’alternativa è importare queste quantità da altri paesi con aggravio di costi per la nostra comunità.

La tutela paesaggistica deve essere una nostra preoccupazione applicata sempre e dovunque, con gusto e buon senso, anche per gli impianti fotovoltaici o delle pale eoliche.

Perciò voterò NO. Nel caso specifico del referendum rimane anche l’alternativa del non voto che equivale alla decisione di non sostenerlo per il raggiungimento del quorum.

Referendum del 17 aprile 2016 f1 Referendum del 17 aprile 2016 f2 Referendum del 17 aprile 2016 f3

 

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