La politica è passione o calcolo machiavellico?

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gennaio 28, 2016 di vermondo

«Senatore Quagliariello, sono d’accordo con lei. Lei non mi sembra un tipo a cui piace vincere facile. Talvolta mi sembra un tipo a cui non piace vincere proprio». Questa frase pronunciata da Renzi, nella sua dichiarazione al termine del dibattito sulla sfiducia in parlamento, rappresenta bene la sua natura politica. In un afflato freudiano è emersa la concezione di un politico D.O.C., che sembra svolgere quest’attività non per un servizio limitato nel tempo ma come un ‘lavoro’, da quando aveva smesso i calzoncini corti. E per un politico di questo stampo l’importante è vincere. La strategia può variare in funzione delle circostanze e i mezzi sono tutti leciti se servono a raggiungere l’obiettivo del consenso e della vittoria. Si possono fare promesse a raffica anche se insostenibili ma che i cittadini vogliono ascoltare per alimentare le proprie speranze o, meglio, illusioni. Si possono elargire mance e omaggi per accattivarsi la simpatia e i favori. Si devono scegliere gli alleati fedeli e potenti. E’ importante collocare nelle posizioni strategiche persone di fiducia più che competenti. Si può passare sopra i propri principi e valori se questi diventano trappole o insidie sul percorso ecc.

Ma questa è la Politica che serve alla comunità, stato o regione o comune? Io non credo. Al contrario penso che uno possa vincere o perdere, ottenere consenso o critiche ma debba avere chiare le priorità delle scelte necessarie per il bene della comunità, motivare le persone ma non illuderle, confrontarsi continuamente con tutti e soprattutto con chi la pensa diversamente per mantenere una visione reale delle opportunità e delle complessità. Quindi, caro Renzi e cari politici, l’obiettivo non è vincere a tutti i costi ma governare con passione, onestà, capacità, trasparenza e collaborazione.

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2 thoughts on “La politica è passione o calcolo machiavellico?

  1. aerre scrive:

    passione o calcolo machiavellico –
    Schengen è morta e anche noi………….non stiamo molto bene

    L’incontro a Milano tra Matteo Salvini, Marine Le Pen e tutti gli esponenti del populismo euroscettico di Olanda, Austria, Polonia e Romania con la benedizione dello zar Putin, radicalizza e solleva, ondate xenofobe che mettono paura a tutto il resto del continente europeo e questa svolta, maturata nel raduno milanese dovrebbe allarmare tutti i sinceri democratici.
    In primis in Italia dove la svolta leghista monterà sempre più le ansie collettive con molta più spregiudicatezza e cinismo di quanto furono capaci i vecchi personaggi della conservazione, da Bossi allo stesso Berlusconi.

    Questa metamorfosi era nell’aria poiché da tempo Salvini ha chiuso in soffitta, insieme ai poster del Senatur anche l’indipendenza del Nord, la Padania, i riti pagani, le ampolle del Monviso e tutto il vecchio armamentario del leghismo prima maniera.

    Nell’incontro milanese si è concordato un programma semplice. Immediato e diretto:
    NO all’Europa, all’euro ed alla austerità
    NO agli immigrati: semplicemente, rimandiamoli tutti a casa
    NO all’Islam, con accenti da prima Crociata.

    L’uscita dall’Euro è il precipitare in un mostruoso buco nero nel quale nessuno può prevedere il futuro,
    per il lavoro, il nostro sistema produttivo, per l’economia in generale, le esportazioni e le importazioni,
    per i risparmi di tutti, per il welfare e la previdenza ed il tutto senza piani e strategie ben precise
    e condivise neanche da questo insieme di destre

    Altre contraddizioni balzano agli occhi, forse non ai loro occhi, perché se tutti gli stati rivogliono e chiudono le frontiere, dimenticando che i nazionalismi non portano da alcuna parte anzi nel tempo passato hanno causato catastrofi immani, saremo invasi da decine di migliaia di disperati cacciati dal Nord Europa, con conseguenze immaginabili.

    L’integralismo religioso sia cristiano che musulmano è stata la causa di interminabili e sanguinose guerre di religione

    Queste piccole riflessioni cosa centrano con Meda?

    Nel 1992 Meda è stato il primo comune a maggioranza monocolore leghista amministrando poi per dieci anni ai tempi del vecchio leghismo Bossiano, poi nel 2002 ha perso per una manciata di voti contro Asnaghi del PDL, la Lega è stata poi rivotata nel 2007 ad amministrare per un altro quinquennio e nell’ultima tornata elettorale 2012 ha perso per UN solo voto e chi è attento alle dinamiche politiche locali conosce i motivi di una cosi risicatissima sconfitta e comunque la nostra è una città a maggioranza leghista ed anche oggi 2016 una buona parte dell’elettorato medese è ancora propenso a rivotare Leganord –

    – ma i vertici leghisti medesi condividono il modo di fare politica di Salvini e la visione del futuro da lui proposta?

    -Salvini ha bruciato i ponti alle sue spalle e sarà costretto ad alzare sempre più l’asticella, iniziando un viaggio senza ritorno, ma i suoi elettori medesi, ne sono consapevoli e lo appoggeranno sempre e comunque?

    E’ il momento che i vertici della Leganord di Meda manifestino un chiaro outing ideologico
    tanto per “vedere da che parte stanno” –

    aerre

    • vermondo scrive:

      Condivido buona parte dell’analisi. Però, voglio essere ottimista e, soprattutto, attivo nel contribuire a proporre ai Medesi alternative per la loro scelta nelle prossime elezioni comunali, nel 2017. In particolare, a livello locale, credo nei movimenti e nelle liste civiche che sappiano analizzare i problemi e le opportunità di crescita della città senza i vincoli e i condizionamenti delle segreterie di partiti. Esempi, anche recenti, dimostrano come questi condizionamenti portino a scelte che non hanno al centro il bene della comunità locale ma la salvuaguardia delle direttive di partito. Il rinnovamento della politica regionale e nazionale può partire da quello locale, dove è più semplice focalizzare le energie su programmi e non sulle ideologie.

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