Da migliorare la cultura della prevenzione e della gestione dei rischi

1

dicembre 18, 2015 di vermondo

La discussione del piano di emergenza di protezione civile è stata l’occasione per verificare quanto sia importante la cultura della prevenzione, dell’analisi dei rischi e della capacità di gestire le emergenze nel campo della protezione civile e non solo, a difesa della comunità e del territorio. Lo strumento sviluppato da una società di consulenza è stato presentato in commissione e in consiglio. Ora, sta a sindaco e giunta avviare un piano di formazione, informazione ed esercitazione per preparare la città a individuare i rischi, prevenirli e mitigarne gli impatti in caso di emergenze. Siamo solo all’inizio di un lungo percorso per accrescere questa cultura che richiede collaborazione, coinvolgimento e organizzazione. Il mio voto è stato di astensione, perché il piano presentato, incompleto e da perfezionare, è solo l’inizio di un percorso.

________________________

Consiglio Comunale del 26 novembre 2015 – Punto 3: aggiornamento del Piano di emergenza comunale di Protezione Civile

Nel mondo di oggi le emergenze sono diventate sempre più frequenti e, talvolta, di grave impatto. Meda non fa eccezione. Accanto alle crisi sociali ed economico-finanziarie, le emergenze cosiddette naturali, dovute a fattori climatici o metereologici o causate da azioni e comportamenti umani si ripetono con frequenza sempre maggiore. La nostra società è cresciuta in modo tumultuoso negli ultimi decenni, portando benessere ma anche complessità e criticità. Gli stessi fenomeni naturali di un secolo fa, oggi produrrebbero effetti moltiplicati per la maggiore densità abitativa e per la più diffusa ricchezza se la società non avesse le capacità di prevenzione, difesa e intervento. In quest’ottica si comprende l’importanza del piano comunale di emergenza di protezione civile.

Nella cronaca recente di Meda, si riportano emergenze, più o meno intense e con maggiore o minore frequenza. Le esondazioni del Tarò, le forti nevicate, le molestie olfattive, le onde di calore, l’inquinamento atmosferico di sostanze pericolose ecc. Non tutte queste emergenze rientrano nel piano di protezione civile che viene portato, oggi, in discussione per approvazione. E già questa considerazione merita una prima valutazione: se il piano proposto non affronta tutte le emergenze, quali altri strumenti sono utilizzati per affrontare le emergenze di prolungata siccità che causano gravi conseguenze alla cittadinanza per il peggioramento dell’inquinamento dell’aria?

Una seconda osservazione, emersa anche nella discussione in commissione, riguarda la parte di prevenzione. Il piano di emergenza inizia, correttamente, con l’analisi dei rischi. Sono stati identificati il rischio idrogeologico, il rischio
da eventi meteorologici eccezionali, quello sismico, quello di incendi boschivi, il
rischio industriale
e quello da traffico e trasporto di merci pericolose; il rischio da radiazioni e quello socio-territoriale. Per ognuno di questi rischi il piano prevede responsabilità e procedure per le azioni necessarie in caso di allerta ed emergenza. Ma è solo accennata e manca la parte di sviluppo della prevenzione dei rischi. Con quali strumenti il Comune intende sviluppare l’analisi e le misure necessarie per prevenire o mitigare gli effetti degli eventi di pericolo?

Il manuale proposto è stato disegnato e sviluppato da un consulente esterno, INFOSAFE. E’ un manuale ben strutturato, complesso e articolato, composto di procedure, tabelle, allegati, mappe. Vista la complessità e la diversità delle fonti e banche dati, non mancano gli errori. Ne cito solo due: è riportato il vecchio progetto dello svincolo di Pedemontana, cambiato più di tre anni fa; la popolazione di Meda è riportata a 21.266 abitanti, com’era forse 15 anni fa. Sembra un manuale calato dall’alto verso il basso, costruito con un modello standard e adattato alla situazione specifica di Meda, senza un percorso di attivo coinvolgimento della parte politica e istituzionale del Comune. La stessa commissione consiliare è stata coinvolta solo qualche giorno fa e con il manuale già costruito. Diverse parti del manuale devono essere ancora completate con i dati di Meda, come per esempio le schede del C.O.C., Centro Operativo Comunale.

Il sistema della protezione civile dovrebbe essere al sopra e al di fuori delle parti politiche: è il sistema della città e tutte le funzioni dovrebbero partecipare. Così come è auspicabile che nel cambio di sindaco e giunta questo sistema e manuale rientri nel passaggio di consegne per assicurare la continuità strategica e operativa. In questa logica, il ruolo della commissione dovrebbe essere fondamentale per l’analisi, la valutazione e la revisione periodica del sistema, del piano e del manuale.

Alcune parti del contenuto meritano particolare attenzione. Nella parte relativa al rischio idrogeologico, sono indicate alcune direttive, in particolare: “…Sul medio e lungo termine occorre procedere a una progressiva eliminazione di insediamenti a rischio, non compatibili con le aree di pertinenza fluviale e le aree esondabili in genere; occorre evitare future impermeabilizzazioni del suolo e interventi che modifichino il naturale deflusso delle acque, procedendo nel contempo alla ‘permeabilizzazione’ delle aree attualmente compromesse.”. Chiedo che queste direttive siano meglio spiegate e poi attuate nel concreto. Cito un esempio per “evitare il naturale deflusso delle acque”: c’è un’alternativa concreta e migliorativa del sottopasso previsto sull’asse via Cadorna-via Seveso: la realizzazione di un cavalcavia a prolungamento della strada già prevista dal piano AT1 su via Busnelli con allacciamento su via Milano. Questa alternativa eviterebbe di modificare il corso naturale del Tarò, eviterebbe il rischio d’inagibilità in caso di esondazioni, non impatterebbe le aree coinvolte nel periodo dei lavori, sposterebbe il traffico verso una fascia periferica della citta con vantaggio anche per l’inquinamento dell’aria per le zone centrali della città.

La seconda osservazione è relativa alla parte di rischio industriale. Il documento afferma: “Occorre rilevare che la complessa materia del rischio chimico/industriale è soggetta a un controllo frammentato, che non consente una corretta conoscenza del rischio esistente sul territorio provinciale”. E poi, tra i pericoli cita quello degli impianti che producono inquinamento dell’aria. E’ di grande attualità il superamento dei limiti di benzopirene, qui a Meda. ARPA ha identificato la combustione non efficiente di legna come probabile concausa dei valori alti qui a Meda e dintorni per la diffusa lavorazione, trasformazione e combustione del legno, legate alla specifica struttura manifatturiera. E’ di primaria importanza che questo pericolo sia affrontato nell’analisi e nella definizione di piani di prevenzione e piani d’intervento per gestire le situazioni di crisi. Non c’è nulla di questo nel manuale proposto.

La terza osservazione riguarda la prevenzione del rischio radiazioni non ionizzanti. Il manuale afferma: “Nel breve periodo è opportuno effettuare operazioni di monitoraggio e mappatura dei valori di campo elettromagnetico, almeno nei punti relativi ad asili, scuole elementari e luoghi di cura localizzati all’interno dei ‘corridoi’ dovuti alle linee elettriche ad alta tensione”. Questo vale anche per altre radiazioni come per il radon. Non risultano nel piano misure in questa area e penso che questa lacuna debba essere colmata, quanto prima.

Il mio voto è di astensione. Il piano proposto è un buon punto di partenza per saper affrontare la gestione dei rischi e delle emergenze con maggior metodo e coordinamento, senza nulla togliere all’encomiabile lavoro già svolto dal gruppo di volontari che hanno finora sopperito alla lacune organizzative della struttura comunale. La probabilità di successo di questo programma richiede una forte collaborazione tra tutte le parti coinvolte, a livello politico, istituzionale e associativo, con un percorso continuativo di formazione e d’informazione. Solo così, Meda potrà avere un piano e un manuale che appartengano alla città e non a questa e quella amministrazione.

Vermondo Busnelli

Capogruppo Consiliare di MEDA per TUTTI

17 dicembre 2015

rischi Meda rischio idrogeologico Meda inquin PM10Meda2 Tarò 2014 nov15-4

One thought on “Da migliorare la cultura della prevenzione e della gestione dei rischi

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: