PAES, una lista d’intenzioni più che un piano di azioni

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novembre 22, 2014 di vermondo

A tarda ora, oltre mezzanotte, il consiglio comunale del 20 novembre ha deliberato sul PAES che è il Piano di Azioni per l’Energia Sostenibile, parte del patto dei sindaci. Le intenzioni sono ottime e tutti dobbiamo collaborare per tradurle in fatti e risultati. Pur apprezzando questa volontà non ho potuto evitare la mia critica al documento per la metodologia adottata dalla giunta per l’elaborazione del PAES e soprattutto per la fragilità e inconsistenza delle azioni. L’obiettivo di ridurre del 30% le emissioni di gas serra (espressi come CO2 o anidride carbonica) entro il 2020 mi sembra una sfida avventurosa, per gli ingenti investimenti che servirebbero per migliorare l’efficienza energetica di tutti gli edifici medesi e del rinnovo delle vetture in anni di profonda crisi economica e di carenza di risorse.

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Consiglio Comunale del 20 novembre 2014

Punto 4: PAES – Piano di Azione per l’Energia Sostenibile

Come già dichiarato un anno fa, quando questo consiglio discusse l’adesione al patto dei sindaci per l’energia sostenibile, come si può non condividere l’obiettivo ideale di ridurre le emissioni di gas serra nel nostro pianeta, in Italia e qui a Meda in particolare? (https://vermondoblog.wordpress.com/2013/11/29/la-differenza-tra-sognare-e-lavorare-per-un-mondo-migliore/). Come consigliere di MEDA per TUTTI, sono certamente tra coloro che vogliono e s’impegnano per uno sviluppo sostenibile che assicuri la crescita economica e sociale con minore uso di energia e soprattutto con crescente impiego di fonti rinnovabili e tecnologie pulite.

La discussione di questa sera non riguarda la dichiarazione d’intenti per lo sviluppo sostenibile, perché credo che tutti noi saremmo d’accordo. La consapevolezza ambientale ormai è largamente e trasversalmente condivisa, grazie anche alle azioni di movimenti che certamente hanno contribuito e continuano a contribuire a mantenere alta l’attenzione su questo tema. Le posizioni divergono quando si passa dalle dichiarazioni generali e di principio ai piani di attuazione per il raggiungimento degli obiettivi e alle risorse necessarie per la realizzazione dei progetti. Il piano di azione per l’energia sostenibile in discussione questa sera ne è un esempio.

L’obiettivo 20/20/20 – riduzione del 20% delle emissioni di CO2 entro il 2020, con riduzione del consumo di energia del 20% e l’utilizzo di almeno il 20% di fonti rinnovabili – significa investire ingenti risorse umane e finanziarie, come peraltro è scritto nello stesso patto dei sindaci dice: “Perché il Patto abbia successo, le strutture amministrative devono essere adeguate e ottimizzate; devono essere assegnati settori dedicati con idonee competenze, risorse umane e finanziarie sufficienti volte all’attuazione degli impegni assunti” .

Già nella relazione della giunta di un anno fa avevo evidenziato lo scollamento tra le ottime intenzioni e la disponibilità o la ragionevole possibilità di mettere in campo le necessarie risorse per predisporre un piano che fosse ambizioso e al tempo stesso ragionevolmente realistico.

Questa difficoltà non è specifica di Meda. E’ la difficoltà dell’Italia, dell’Europa e del Mondo. L’Europa ha sempre avuto un ruolo leader in queste politiche ambientali, oggi messe fortemente in crisi dalla mutate condizioni finanziare, economiche e sociali. Infatti, gli obiettivi si sono gradualmente spostati in avanti così come l’anno di riferimento per la riduzione delle emissioni non è più il 1990 ma il 2005. E anche le attività industriali sono generalmente escluse dal piano delle azioni, come anche nel PAES di Meda. Senza, infine, dimenticare che la riduzione delle emissioni con effetto serra è una sfida globale e non locale. USA e Cina, che da sole producono un terzo delle emissioni totali, solo qualche settimana fa hanno stretto un accordo di massima con orizzonte il 2025/2030.

Queste considerazioni servono per inquadrare l’argomento di questa sera nel suo contesto generale, temporale e geografico. E per dimostrare quanto sia determinante la programmazione e l’assegnazione di rilevanti risorse finanziarie per l’attuazione.

Il PAES di Meda sarebbe dovuto nascere da un lavoro preliminare che avesse coinvolto la giunta e le commissioni competenti, le associazioni, gli uffici e gli esperti per raccogliere dati e informazioni, per identificare le priorità degli interventi in funzione delle maggiori emissioni presenti sul territorio e delle risorse disponibili per la definizione delle azioni necessarie per il raggiungimento degli obiettivi. Questo sarebbe stato il metodo corretto e suggerito dallo stesso patto dei sindaci oltre che dalle buone pratiche di gestione dei progetti. Così non è stato. Lo studio è stato affidato a una società di consulenza che non ha avviato il processo, dal basso, di consultazione e costruzione del piano ma ha semplicemente proposto, dall’alto, un format generale calato sul Comune di Meda. Questo metodo è certamente più veloce, più costoso perché richiede la spesa di una consulenza esterna e meno efficace perché non nasce dal basso verso l’alto, dalla realtà concreta del territorio medese ma viene esportato da altri casi più o meno simili. Ed è già stato rilevato come il piano proposto alla commissione fosse ancora pieno di dati, programmi e riferimenti di altri Comuni (come Borgomanero). Quindi l’elaborazione di questo PAES è partita con il piede sbagliato. Il passaggio in commissione ha consentito la pulizia parziale degli errori e dei refusi grazie alla partecipazione attiva e costruttiva dei consiglieri.

Nell’ultima versione distribuita mancano ancora dati importanti ai fini del calcolo dei consumi energetici e termici e delle relative emissioni di CO2. Per esempio non sono riportati i consumi della Medateca che non sono di poco conto. Manca la tabella che indichi le quantità delle emissioni di anidride carbonica dalle varie fonti (tranne quelle disponibili degli edifici pubblici, che sono una minima parte del totale) dell’anno 2013 e dei precedenti: sono indicate solo quelle dell’anno di riferimento 2005. Mancando questo dato fondamentale, non sappiamo ancora, neppure con ragionevole approssimazione, la quantità né la percentuale di CO2 che dovrà essere ridotta da oggi ed entro il 2020, che sembra lontano ma che è invece vicino dal punto di vista degli sforzi e degli investimenti necessari al raggiungimento dell’obiettivo. Ipotizzando che nel 2013 siano state prodotte emissioni superiori del 10% rispetto al 2005, significa che Meda dovrebbe ridurre le proprie emissioni, escluse quelle produttive, del 30% cioè di circa un terzo di quelle attuali. Peraltro il PAES prevede questa drastica riduzione già nel 2015 (nella tabella finale) e credo che sia un altro refuso rimasto. Sfida possibile – sul piano teorico – ma di grandissima difficoltà se si considera che i maggiori investimenti saranno a carico delle 9.664 famiglie medesi che dovranno affrontare importanti spese d’investimento per migliorare l’efficienza energetica delle proprie abitazioni e il rinnovo dei propri autoveicoli. Cito volutamente queste due tipologie d’intervento (consumi domestici per riscaldamento e traffico veicolare) che da sole costituiscono oltre la metà delle riduzioni di CO2 del PAES.

Le azioni del PAES sono in molti casi generali; sembrano più annunci d’impegno e buone intenzioni che non hanno un solido piano finanziario di supporto. Sono riprese intenzioni da tempo auspicate ma non attuate per mancanza di una gestione strategica del territorio o di risorse disponibili: penso alle piste ciclabili e alle zone a traffico limitato (ZTL) che avrebbero causato e che causerebbero una significativa riduzione del traffico veicolare. Vedremo nell’annunciata variante del PGT se ci saranno chiare decisioni in questa direzione. I risultati attesi di molte altre azioni sono fortemente legati al cambiamento di comportamento e alla disponibilità di spesa dei cittadini medesi, che spesso si ottengono nel medio e lungo periodo con intensi piani di comunicazione e di formazione ma, soprattutto, anche con programmi d’incentivazione. Vedremo sempre nella variante PGT e nei prossimi bilanci quali strumenti e quante risorse saranno messi a disposizione per favorire gli investimenti privati nelle ristrutturazioni e riqualificazioni delle proprie abitazioni, per esempio con vantaggi sulle imposte comunali, IMU e TASI in particolare. Vedremo anche se il problema della frattura ferroviaria sarà risolto urgentemente perché causa di una buona fetta di consumi e di emissioni disperse nelle lunghe attesa ai numerosi passaggi a livello, con grave danno alla qualità dell’aria e alla salute dei Medesi.

Sarebbe più credibile questo PAES se contenesse anche una tabella con le azioni programmate, le riduzioni attese di gas serra e i costi d’investimento che impegnino la giunta nell’inserimento nei bilanci di previsione, a partire dal prossimo 2015 ormai alle porte. Questo PAES è ancora incompleto e poco convincente, anche perché molte azioni si fondano su aspettative di contributi europei, statali o regionali o sul successo di forme innovative di contributi privati attraverso strumenti finanziari, come le ESCO (Energy Service Company).

In conclusione, il mio voto sarà di astensione per i motivi esposti. Questo PAES è un libro d’intenzioni più che un piano di azioni. Non sono contrario perché spero fino in fondo che queste intenzioni del PAES si possano tradurre con un una buona dose di fortuna e di congiunture favorevoli in azioni concretizzabili con benefiche ricadute positive sul miglioramento ambientale della nostra città, che – anche se realisticamente non raggiungeranno l’obiettivo 20/20/20 – potranno aiutare a introdurre comportamenti ambientali più responsabili e sostenibili.

 

Vermondo Busnelli

Consigliere Capogruppo di MEDA per TUTTI

20 novembre 2014

 

Vermondo Busnelli

Vermondo Busnelli

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