Ezio Longhi, un Medese pioniere del design

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dicembre 23, 2013 di vermondo

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Incuriosito dalle pubblicazioni su Medinforma di racconti tratti dal libro di Ezio Longhi, ho contattato l’autore il quale mi ha dato l’opportunità di leggere in anteprima il suo diario, non ancora pubblicato. Questo è il mio commento. La foto è tratta da Medinforma.

Il mio commento su “Diario di un falegname” di Ezio Longhi 

Siamo cresciuti nello stesso cortile in Via Vignoni 11, qui a Meda. Ezio era un giovane adulto già avviato verso la sua grande impresa imprenditoriale quando io era ancora un bambino. Ezio era per noi ragazzine e ragazzini del cortile un modello di successo. Con questo spirito ho letto d’un fiato il suo “Diario di un falegname – Il design dall’artigianato all’industria”. La lettura mi ha riportato indietro a quegli anni che sono stati di grande entusiasmo e di crescita vertiginosa e che hanno traghettato l’Italia dalla miseria alla ricchezza economica. La forza e la tenacia della nostra gente ha espresso al meglio, in quegli anni, i talenti e le virtù che hanno cambiato il paese. Ed Ezio ne è un esempio che merita di essere raccontato. Quindi sono grato a Ezio di avere raccolto nel suo diario i fatti, le emozioni, i successi, le gioie e i dolori di un vero pioniere dello sviluppo industriale nel campo del design del mobile.

Il diario traspira l’aria e l’odore di quegli anni. E’ arricchito di termini quotidiani di allora e oggi quasi sconosciuti ai più: mastella, ottomana, raspa e lima, landò, cimase, bindella, toupie, combinata, menào, stachèt de tapezé, carta caneté ecc. Tutti vocaboli del gergo degli artigiani medesi del mobile, inseriti al momento giusto del racconto per dare una connotazione realistica nello spazio e nel tempo di quegli anni.

La personalità di Ezio risalta nei diversi aspetti che prendono forma a seconda degli episodi raccontati come in una perfetta sceneggiatura. Le sue passioni giovanili dei balli d’importazione americana (boogie in particolare); i suoi sogni di bambino costretto a diventare subito adulto senza essere adolescente, come la passione per gli aerei e i piloti. Questi racconti della sua età giovane mettono in evidenza le caratteristiche che hanno reso Ezio il protagonista del suo successo. Carattere impulsivo, intraprendente, curioso e alla continua ricerca di esperienze nuove e di conoscenze con persone dalle quali poteva imparare qualcosa. Una grande autostima che è necessaria per chi vuole percorrere strade nuove.

Il diario usa un linguaggio semplice e diretto per raccontare le fasi della sua attività imprenditoriale, le sue capacità di cogliere con tempismo le innovazioni tecnologiche: l’uso della gommapiuma, la lucidatura a spruzzo, la guaina speciale per fissare i cristalli di tavolini o specchiere.  Si arriva per gradi e in un progressivo crescendo al culmine del suo successo con la Cucina Elam disegnata con l’arch. Zanuso alla metà degli anni ’60 e poi gli armadi e i divani progettati con i migliori designer.

Con il giusto orgoglio Ezio ricorda il riconoscimento ricevuto da giornalisti ed esperti come uno dei ‘padri fondatori’ del design che ha conquistato una posizione di rilievo insieme con altri pochi grandi nomi.

Come in ogni storia, non mancano le difficoltà e le crisi. Il diario illustra bene la sua crisi alla metà degli anni ’70 con l’espansione conflittuale dell’attività sindacale nelle aziende. E’ un momento significativo di corrispondenza delle sue difficoltà con le stesse generali dell’Italia. In quegli anni finiva nel nostro paese la fase tumultuosa e prodigiosa di crescita e iniziava il lento e progressivo cambiamento della società … eravamo negli ‘anni di piombo’ del terrorismo politico.  Ma nelle difficoltà Ezio ha saputo ritrovare le energie positive, anche se il quadro generale era cambiato: la passione e l’entusiasmo giovanili hanno lasciato il passo alla tenacia e all’impegno responsabile dell’imprenditore maturo.

Ezio ha conosciuto moltissime persone, architetti e designer, industriali e artisti. Mi piace ricordarne uno: Ermanno Olmi. Scelgo un aneddoto e un commento di Ezio che mi riporta ai nostri giorni e alla mia attività attuale di consigliere comunale.  “Olmi venne a trovarci a Meda (1957)… fu in quella occasione che s’innamorò di Meda tanto che poi la scelse per girare gli esterni del suo primo film ‘Il Posto’ che ottenne il premio della critica alla mostra cinematografica di Venezia nel 1961”.  Dopo questo racconto, Ezio aggiunge: “Se Olmi tornasse adesso non credo che troverebbe il nostro paese tanto bello da sceglierlo per girarci un film”. Condivido pienamente e mi conferma nella convinzione che noi tutti, Medesi, dobbiamo riportare alla nostra città bellezza, vivibilità e prestigio.  Ezio ha certamente contribuito a dare prestigio alla nostra Meda e non solo.

Vermondo Busnelli

23 dicembre 2013

One thought on “Ezio Longhi, un Medese pioniere del design

  1. Natisha scrive:

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