Grande successo di pubblico all’evento sul Centro. E adesso?

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settembre 23, 2013 di vermondo

All’evento del 19 settembre “quale CENTRO per MEDA 2020?”, organizzato dall’associazione Meda per Tutti nel prestigioso ambiente della sala del coro di villa Traversi hanno partecipato circa 500 persone: 300 in sala e 200 in diretta streaming. Le risposte delle schede di valutazione compilate dai presenti dicono che il 75% ha giudicato l’evento ‘molto’ interessante e utile mentre il rimanente 25% l’ha valutato ‘abbastanza’ interessante. Il 92% ritiene che l’argomento proposto della riqualificazione del centro di Meda sia una priorità urgente.

Il coordinatore dell’associazione Gianni Mitrano ha introdotto la serata e moderato la tavola rotonda con gli interventi dei tre relatori e le numerose domande del pubblico. La mia relazione ha illustrato la proposta di Meda per Tutti, riprendendo i punti rilevanti della pubblicazione distribuita a tutti i presenti e alla cittadinanza nei giorni precedenti. Qui di seguito riporto una sintesi. L’avv. Luigi Antona Traversi ha focalizzato la sua presentazione sugli aspetti umanistici e culturali legati alla storia di Meda. Ha voluto sottolineare la grande eredità ricevuta nel corso dei secoli che ha reso Meda un centro di riferimento per la zona. Sviluppando questo aspetto ha ricordato che la riqualificazione del centro della città deve considerare anche questo patrimonio di cultura, arte e spiritualità. L’architetto Antonio Citterio ha portato l’attenzione agli aspetti economici, collegando lo sviluppo della città in generale e del suo centro alla crescita economico legata alla filiera del legno. Ha evidenziato la necessità di adattare il modello economico alle nuove richieste del mercato globale. Il modello che ha costituito la struttura portante del successo degli ultimi decenni deve evolversi sul piano tecnologico, sul livello di ricerca e di formazione professionale e sulla necessità di fare sistema per cogliere le opportunità del mercato globale.

 

La mia relazione, in sintesi.

“Può una città vivere e crescere senza un centro bello e funzionale? Può una città eccellere nel mondo per l’arte del design e trascurare la propria casa comune, il proprio salotto? Queste sono le domande che ci hanno spinto a organizzare l’incontro e confronto con voi per:

  • verificare la sensibilità dei Medesi su questo tema; se viene sentito come una priorità o no; se si è contenti dello stato attuale o se si vuole cambiare;
  • presentare una proposta e un metodo di lavoro per avviare insieme un processo virtuoso e partecipato di miglioramento della città, a partire dal suo centro.

Insieme con gli amici dell’associazione ho intervistato molte persone per capire le opportunità e i problemi di questo progetto; per comprendere le esperienze positive e negative del passato e metterle a frutto nella progettazione del futuro; per identificare i punti fondamentali sui quali costruire un piano generale.  Nelle interviste e nelle discussioni sono emersi chiaramente due sentimenti: da una parte pessimismo e rassegnazione (“è troppo tardi”, “non è più possibile”, “abbiamo perso tutti i treni”) e dall’altra parte un desiderio profondo di migliorare la nostra città e in particolare il suo centro, con un ragionevole ottimismo (“se non si cambia, vado a vivere altrove”, “se non miglioriamo la città i figli se ne andranno”).

Allora, quando il problema è complesso occorre superare i particolari e andare ai fondamentali per identificare la visione (dove vogliamo andare) e per concordare un percorso fattibile (come vogliamo arrivare). E quindi ho pensato all’ABC:

A    come amore per la città – si può migliorare la città se la si ama profondamente;

B    come bellezza della città – dobbiamo recuperare il senso del bello dei nostri edifici, pubblici e privati, delle piazze e dei parchi ;

C    come collaborazione – un progetto impegnativo può essere realizzato con successo solo se c’è collaborazione, con una squadra compatta sugli obiettivi. In altre parole, non dobbiamo aspettare e chiedere che cosa il governo della città può fare per noi, ma dobbiamo chiederci che cosa noi possiamo fare per migliorare la nostra città.

Nella pubblicazione, che vi è stata consegnata, abbiamo indicato la nostra visione per la città futura di Meda e i modi per attuarla. Non è, questa sera, il momento di discutere dei dettagli e dei particolari ma di condividere il quadro d’insieme. E’ come per un mosaico: occorre prima designare la figura che si vuole rappresentare e solo dopo si costruiscono e si compongono i tasselli, che devono adattarsi e interfacciarsi, in modo armonico e coerente, per ottenere il risultato voluto. Questa sera noi vogliamo concentrare la nostra attenzione sul futuro della città. L’analisi del passato e del presente viene proposta con il solo scopo di analizzare i fenomeni che hanno caratterizzato la nostra città per comprenderne i punti di forza e i punti di debolezza, per costruire su quello di buono e bello che esiste e per riparare e non ripetere gli errori commessi. Con questa ottica, guardiamo al passato per progettare al meglio il nostro futuro, soprattutto per le nuove generazioni.

Mi voglio soffermare su due valori del centro: cuore e identità. Un centro vivo e vitale dà energie a tutta la città. Usando l’analogia con il corpo umano, potrei dire che solo un cuore forte e robusto assicura benessere a cervello, braccia, gambe ecc. Oggi il cuore di Meda sta rallentando i suoi battiti. Il centro racchiude i simboli della città, la sua storia, i suoi valori.  Il centro caratterizza la città e la rende unica e riconoscibile tra le altre. Meda rischia di perdere la sua identità storica senza costruirne una moderna e competitiva. Una città con una forte identità, nella sostanza e nella forma – non ha paura della contaminazione, ma cerca modi di ibridazione culturale, sociale ed economica. Il design è l’esempio di ibridazione, cioè di collaborazione tra artigiano e artista.

Qual è il valore aggiunto di una città bella e di un centro bello per l’attività economica? Qual è la sinergia?  Le aziende sono responsabili di promuovere i loro prodotti. La città promuove il territorio e il contesto in cui le aziende operano. Oggi, nel mondo globalizzato, il valore dei prodotti made in Italy o made in Meda è percepito sia per il valore intrinseco sia per la tradizione e la cultura del territorio che li ha generati. Un cliente, in particolare se internazionale, che viene a Meda per commercializzare mobile vuole vedere i simboli, i segni, le radici che hanno generato i prodotti.”.

 

Rimando alla pubblicazione (che è disponibile per chi la desiderasse) i contenuti specifici e dettagliati della proposta.

 

Come ho iniziato, con domande all’audience, così ho concluso con altre domande e un invito.

“Quella presentata è la città che noi vogliamo con il suo centro valorizzato come cuore pulsante.  Se vi piace, se vi convince possiamo lavorare insieme per rendere questa proposta un progetto. Se non vi piace, siamo comunque disponibili ad ascoltare le osservazioni e le proposte. E potete già questa sera esprimere il vostro parere sulla scheda di valutazione che vi è stata consegnata o contattarci quando lo vorrete”.

Vorrei chiudere questo racconto della serata con una considerazione che ha sollevato domande e dubbi, relativamente alle risorse economiche.  L’aspetto finanziario è importante ma non è l’unico e forse non è neppure il più importante.  Quando le risorse finanziarie erano disponibili e sufficienti, nei lunghi anni del boom economico, la riqualificazione del centro non è stata affrontata. Questo dimostra che occorre, innanzitutto, la motivazione e la convinzione della comunità. Ricordiamoci: non limitiamoci a chiedere che cosa può fare il governo della città per noi ma chiediamoci che cosa possiamo fare noi per la città. Occorre un progetto chiaro, condiviso (così come ho descritto nella relazione). Poi occorre ricercare i finanziamenti che esistono nel pubblico e nel privato. Ci sono fondi europei per progetti per lo sviluppo regionale (FESR) dedicati alla riqualificazione delle aree urbane. Strumenti come Investimento Territoriale Integrato, come il PISU (programma integrato di sviluppo urbano). L’esperienza dimostra che l’approccio contrario dà risultati spesso negativi. Quanti sono gli esempi di opere inutili o incompiute fatte per utilizzare fondi disponibili, senza prima avere progetti chiari?  Il restauro del santuario del Santo Crocifisso dimostra come un grande obiettivo può essere raggiunto attraverso la motivazione e la mobilitazione della comunità intorno a un progetto condiviso, voluto e amato.

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